Arnolfo, 2 stelle Michelin dal ’99, R&C Grand Chef Gaetano Trovato

Gaetano e Giovanni, due gentiluomini siciliani che hanno messo radici in Toscana e che hanno fatto del “mangiar bene” la loro ragione di vita.

I fratelli Trovato, titolari del Ristorante Arnolfo di Colle Val D’Elsa, nascono in una tipica famiglia numerosa del Sud dove la mamma Concetta fa la casalinga e il papà l’agricoltore.

” La Nostra mamma è una grande cuoca, ancora oggi quando prepara il suo sugo, il profumo invade tutte le stradine del centro storico del paese e prepara ancora la pasta a mano, regolarmente due volte la settimana quando ci riuniamo tutti da lei per pranzare”.

In quelle occasioni in cucina comanda Lei e Gaetano Trovato, l’artista chef del ristorante, non può nemmeno mettere in naso tra i fornelli, deve solo sedersi a tavola e mangiare!

Ma non gli dispiace, almeno per una volta c’è chi cucina al posto suo.

Certo la sua cucina così fantasiosa e innovativa è molto diversa da quella della mamma Concetta, eppure qualcosa in comune l’hanno, il rito della spesa, momento sacro e decisivo della giornata. ” Sin da piccolo sono stato abituato a mangiare solo frutta e verdura di stagione, quella che coltivava nostro padre e ho imparato da mia mamma che ogni stagione ha la sua cucina” ci racconta Gaetano” tutto comincia dalla spesa, datemi un branzino Doc e vi posso inventare un piatto degno di Re, in fondo cucinare è facile, se hai la materia prima giusta, diventa quasi un gioco da ragazzi” E se la ride, sotto lo sguardo da ragazzino bricconcello, un po’ sognatore, come dire, voglio vedervi preparare questi filetti di triglia croccanti, con scorzette d’arancia caramellata che “crocchiano” in bocca e ti fanno sospirare di felicità, oppure i medaglioni d’astice appoggiati come perle sopra a una vellutata di finocchi e ancora i ravioli di pesce, dalla pasta sottile, quasi un velo, conditi con cozze, polipetti, piselli novelli e punte d’asparagi, una vera leccornia, un piacere che difficilmente si può dimenticare!

Ragazzi con i piedi per terra, i fratelli Trovato, tutti gli apprezzamenti ricevuti dal settore, le due stelle Michelin, le tre stelle sulla guida de Veronelli , le tre forchette del Gambero Rosso, i 16 e 1/2 ventesimi sulla guida dell’Espresso, e tante altre recensioni di merito nelle altre guide nazionali, non gli hanno montato la testa, anzi, sono sempre pronti a mettersi in discussione e si divertono ad andare in giro a “ficcanasare”, girando in Europa nei migliori ristoranti, per conoscere, sapere, scoprire cose nuove.

” Si perché chi dice di essere arrivato è invece finito, c’è sempre qualcosa da imparare, certo ogni volta che andiamo nei templi dell’alta gastronomia, soprattutto quelli parigini, ci sentiamo un po’ come dei cugini di campagna, li, ci sono almeno diciotto camerieri che ti servono, non fai in tempo a finire il bicchiere d’acqua che te lo ritrovi già riempito.

Noi tutto questo non ce lo possiamo permettere, siamo piccoli, abbiamo fatto tutto con le nostre forze, e poi, probabilmente ai nostri clienti tutta quella apoteosi non piacerebbe neppure. Perché qui vengono per deliziare il loro palato e per sentirsi un po’ come a casa loro”. Il ristorante, infatti, è proprio come una bella casa d’epoca di una volta, rinnovata dalla semplicità dei decori e degli elementi d’arredo, resa più raffinata da un sapiente mix armonico, che mescola lampadari in vetro di Murano soffiato a mano e pochi selezionati mobili antichi con quadri dell’arte moderna e il minimalismo delle tavole, apparecchiate con tovaglie di lino operato, che fino a poco tempo fa lavava e stirava la mamma Concetta, perché le lavatrici si sa sono macchine e non hanno la mano…e piatti rigorosamente bianchi, in porcellana di Limoges, a cui lati spiccano impeccabili posate in argento, scintillanti come i bicchieri firmati.

I bicchieri, vanto e passione di Giovanni Trovato, sommelier e direttore di sala, attento ad ogni piccolo dettaglio, non gli sfugge nulla, guai se un granello di polvere si deposita sopra a un balano o sulla caraffa per decantare uno dei suoi preziosi vini, più di 13 mila bottiglie, selezionate personalmente da Giovanni tra le migliori etichette del mondo, a partire naturalmente dalla Toscana, con un particolare occhio di riguardo alla sua amata Sicilia…

Tre cantine, una dedicata ai grandi Cru francesi e ai distillati, quella antica per i grandi rossi italiani e poi una per Champagne d’annata e vini da dessert tra cui prelibati Passiti siciliani. ” Lo so, dice Giovanni, queste tre stanze, mi danno molto lavoro, ma mi regalano anche grandi soddisfazioni! Tengo anche le annate speciali dei vini più prestigiosi, ma non voglio venderle, preferisco tenermele e ogni tanto bearmi alla loro vista, ma, se un cliente insiste, la bottiglia alla fine gliela stappo!”

Ed è facile che tra uno degli ottomila clienti che tutti gli anni puntualmente si presentano da Arnolfo, ce ne sia uno con la passione dei vini d’annata.

Anche se qui, principalmente si viene, per il piacere di scoprire nuovi sapori ” inventati” con ingredienti semplici, tutti rigorosamente mediterranei.

Come dice Gaetano, questo è il posto giusto per deliziare il palato e non per sfamarsi, anche se in verità le porzioni sono generose e unite agli stuzzichini, caldi, appena sfornati, che arrivano subito in tavola, come la pasta filo ripiena alle verdure, gli sformati mignon, i bastoncini al formaggio e poi i panini, uno più gustoso dell’altro, alla cipolla, al lardo di Colonnata, alle erbe di campo, al formaggio, alle olive….saziano veramente la fame!

Senza parlare poi degli assaggi offerti dalla cucina, piccoli sformati alle verdure, code di gamberi su una cupoletta di lenticchie e leccornie dolci, come la mini torta soffiata alle arance, prima del dessert, scelto dal menù, una vera grandeur, come lo zuccotto ricoperto da zabaione tiepido al Vin Santo accompagnato da una ciotolina di quelle per il sakè con sorbetto alla mela verde e ad una fettina di kiwi con tre lamponi e una piccola violetta o una leggerissima millefoglie al cioccolato Guanaja, Manjari e Jivara in salsa di menta.

Dolci indimenticabili sapori, che per una volta ci fanno dimenticare la linea e ci riconciliano con la vita! I menù cambiano due volte a stagione e ogni anno Gaetano propone anche dei piatti nuovi, mai sperimentati, anche se i suoi classici, quelli che hanno contribuito a renderlo famoso in tutto il mondo, si trovano sempre… Guai, infatti, se uno dei suoi clienti affezionati non trovasse il piccione con cosciotto farcito, gli gnudi di ricotta con pesto leggero al dragoncello e Pecorino di Pienza o il tortino di asparagi in sfoglia croccante…

Il Ristorante avviato nel 1982 da Gaetano insieme alla mamma Concetta, è diventato ormai una tappa obbligata per qualsiasi viaggiatore gourmet ed è un’occasione in più per venire a visitare Colle Val D’elsa, piccolo borgo medioevale del senese, definito anche la piccola Boemia italiana, per via dei suoi artigiani che lavorano vetro e cristallo. Da Arnolfo, nome dedicato al celebre scultore e architetto del 200, Arnolfo di Cambio, nato proprio qui a Colle Val D’Elsa, fanno tappa tutti i buon gustai amanti della Toscana e della cucina tradizionale rivisitata con fantasia ed eleganza dallo chef Gaetano, che oggi si occupa del ristorante insieme al fratello e alla moglie, una ragazza molto gentile, che sa come far sentire i clienti a proprio agio, un sorriso sincero e un altro panino caldo e croccante. Le due stelle Michelin hanno fatto arrivare in questo piccolo borgo, moltissimi stranieri alla ricerca del bel paesaggio italiano e innamorati della nostra cucina.

E, una volta arrivati qui, restano senza fiato, guardando fuori della grande finestra della sala, che si apre a strapiombo su un mare di orti arrampicati sulla collina diritta di terra rossa che sembra quasi terminare nel cielo. La in cima, da solo, un unico casolare, discreto dirimpettaio del Ristorante Arnolfo, incastrato in un Palazzo del Cinquecento tra le mura e le torri di pietra del borgo antico.

In mezzo a questo mare verde, ci piace immaginare, un unico grande profumo, che parte dalla cucina, si libera nell’aria, inebria usignoli e pettirossi e arriva sino alle nuvole, dove sicuramente conquista anche il severo Pietro, a cui verrebbe voglia di fare una scappata quaggiù per provare una delle specialità straordinarie di Gaetano, chef e gentiluomo, un po’ sognatore come tutti i siciliani, anche se lui, il suo sogno l’ha avverato, proprio qui, tra le mura di Colle Val D’Elsa, in Toscana, nella patria dove è nata la grande cucina del mondo!

E pensare che tutto è nato, quasi per caso, per inseguire sapori e profumi dell’infanzia, come quello del pane fatto nel forno a legna. Allora andare dal “panaio” era una vera festa, il pane appena sfornato, croccante e friabile, spargeva un profumo intenso per tutte le stradine di Colle Val D’Elsa, saliva e scendeva dalle colline, impregnava tutta la terra rossa senese. E proprio dal pane ha cominciato Gaetano, dal cibo più semplice, amato da tutti, presente sulle tavole di tutte il mondo.

Farina, acqua, forno a legna e quel pizzico di creatività che contraddistingue questo simpatico chef.

Ecco uscire il primo pane all’uvetta, al pomodoro e olive, alle cipolle rosse di Tropea….

Dal pane alle scuole più importanti di cucina, da grandi maestri italiani come Paracucchi e poi via, lontano da casa, dalle proprie radici, in Francia, Svizzera, Germania, Olanda.

Partito con una piccola valigia, Gaetano è tornato a Colle Val D’Elsa con tante emozioni e un’idea in testa, aprire un ristorante tutto per lui. Nasce così Arnolfo, all’inizio come trattoria specializzata in piatti tipici, qualcuno ricorda ancora la pappa col pomodoro o la zuppetta di grano e farro.

Nel 90 la grande svolta, un occhio alle tradizioni e uno al piacere di inventare e così nella pappa con il pomodoro ci si aggiunge la rana pescatrice e nella zuppetta spiccano le mazzancolle arrotolate nel lardo di Colonnata! Un’abitudine non è cambiata, quella della severa selezione delle materie prime recuperate sul territorio, come la carne di Cecchini a Panzano nel Chianti, al pollame, conigli, capretti, allevati nel rispetto della disciplina biologica, mentre le verdure arrivano dal Sud, dove sono più gustose come le fave novelle, i pomodori Pachino, i pistacchi di Bronte, le mandorle di Avola….Infine il pesce, parte dominante dei menù di Gaetano, arriva in parte dal mare della Sicilia, o dal Tirreno, fresco dall’asta del mercato di Ascoli Piceno oppure lungo le coste dell’Isola D’Elba, mentre dalla Bretagna arrivano le cape sante vive e dalla Normandia gli astici.

Ci sono tutti gli ingredienti per “firmare” i due menù che ogni volta Gaetano propone, uno tradizionale, nel rispetto del territorio e l’altro creativo. Il primo propone i piatti dell’antica cucina contadina toscana ma sempre con un guizzo in più, l’altro esprime al massimo la mente e il cuore del giovane chef. Tra le proposte del momento, il filetto di coniglio profumato al timo con fagioli Zolfini di Pratomagno, la zuppa di piselli con medaglioni di rana pescatrice al sentore di menta, la tagliata di manzo selezione Cecchini al Brunello per chi ama i sapori forti, il capretto delle crete senesi con carciofi in casseruola e per finire, la tavolozza di sorbetti con mosaico di frutta, la torta meringata al frutto della passione e ananas, la piramide di gianduia con tegole di cioccolato fondente e gelato di carube. In alternativa un’ottima selezione di formaggi, accompagnati da mostarde, composte o miele di Montalcino.

GAETANO TROVATO CHEF E GENTILUOMO

Una sosta da non perdere per i gourmet del terzo millennio è il ristorante Arnolfo, in terra di Siena e precisamente a Colle Val d’Elsa, dove dal 1982 lo chef patron Gaetano Trovato esprime nel locale di famiglia la sua cucina di ispirazione mediterranea contemporanea. Situato in un palazzo rinascimentale il ristorante prende il nome da Arnolfo di Cambio, architetto e scultore del 1200 nativo di Colle Val d’Elsa, che presentò il primo progetto del Duomo di Firenze e di Palazzo Vecchio.

All’interno di queste mura opera oggi un vero e proprio architetto di cucina, Gaetano Trovato diventato cuoco grazie alla sua passione, talento e creatività, il cui percorso professionale inizia con un apprendistato a Saint – Moritz, per proseguire ad Ameglia sotto la guida del grande chef Angelo Paracucchi. Altre tappe il Moulin de Mougins di Roger Vergé e a Parigi da Gaston Lenôtre, dove trova il suo equilibrio e la sua determinazione culinaria. Segnalato nei Relais & Chateaux, nella guida Michelin 2016 da ben sedici anni oggi con due stelle, candidato a personaggio dell’anno di Italia a Tavola e membro di Euro-Toques Italia non potevamo non incontrare il “maestro” Trovato alla vigilia delle feste natalizie per conoscere i deliziosi menu che proporrà ai suoi commensali nel suo ‘sancta sanctoum – Arnolfo’. “Iniziamo con il menu Natale gourmet 2015 che si aprirà con il ‘Benvenuto cucina – esordisce Gaetano Trovato – per poi proseguire con la Cappasanta, nero di seppia, sedano rapa, caffé; Petto e coscia di quaglia al fegato d’oca, scampi arrostiti, melograno; Ravioli, baccalà mantecato, finocchi, olive taggiasche, zenzero; Cappelletti, cappone del Valdarno, brodo ristretto; Maialino di latte, mele cotogne, cime di rapa spezie toscane; taglio di bistecca, guancia coda lingua di vitello Chianino, indivia caramellata; Agrodolce di rape, sorbetto al mandarino, lamponi; Panettone, cioccolato, gelato di vaniglia Bourbon, frutto della passione; Piccola pasticceria”. Un menu all’insegna del territorio come tiene a ricordare il maestro: “Prodotti di eccellenza dei quali la nostra zona è ricca. Dare e divulgare soprattutto qualità, emozionare ed emozionarsi: questo è il filo conduttore della mia filosofia della vita, perché il mio lavoro di chef resta la mia vera passione, piena di ricerca continua e di soddisfazioni.” Gaetano non dimentica le sue origini siciliane, al contrario. "Ne sono orgoglioso, anche se la mia famiglia si è trasferita presto in Toscana ed è qui che sono cresciuto – prosegue lo chef – il periodo trascorso nella fattoria siciliana di famiglia mi ha trasmesso valori importanti che ripropongo nell’Essences of New Year’ Eve 2015, il gourmet menu di fine anno, che si aprirà come tradizione con il Benvenuto della cucina per poi proseguire con Gambero rosso, fegato d’oca, pompelmo rosa; Branzino, cavolfiore, vaniglia Bourbon, caviale di aringa, alghe; Ravioli, scampi, ostrica, zafferano; Tortelli, carciofi, pecorino, zucca, maialino soffiato; Astice, quinoa croccante, salsa di crostacei, cime di rapa; Petto, coscio di piccione, caffè, cipolle caramellate; Anans, ginger, the, lamponi; Zuccotto, pistacchio, rape rosse, mango; Piccola pasticceria. In Sicilia ho ancora un sacco di amici e anche qualche piccolo produttore che mi manda ad esempio le mandorle di Avola o i pistacchi di Bronte, piccole chicche che ricorrono così nei miei menù". Uno dei piatti signature di Trovato ha come base il piccione ed è lo stesso chef a spiegare il motivo: “Il piccione ha per il sottoscritto un significato particolare non solo perché lo troviamo presente nelle vecchie ricette dei Medici, ma soprattutto perché mia madre lo cucinava lardellato, ripieno con le interiora battute. Importante è trovare sempre piccioni di qualità, di fattorie conosciute, affidabili ed aver maturato una solidissima esperienza per quanto concerne le cotture e le parti da utilizzare”. Prima di lasciarci Gaetano ci consegna i per i nostri lettori due sue ricette, sintetizzando così la sua cucina: “Un’architettura che si consuma continuamente e si può proporre ogni giorno”. Chef e gentiluomo, un po’ sognatore come tutti i siciliani, anche se lui, il suo sogno l’ha avverato a Colle Val D’Elsa, dove con il fratello gestiscono Arnolfo, ristorante gourmet e tappa di tutti i buongustai amanti della Toscana e della cucina di ieri e di oggi proposta con fantasia ed eleganza.

La cucina di domani anzi di oggi da un pensiero di Gaetano Trovato ….

Tutto bene in quelli di Colle di Val d’Elsa nel cuore della Toscana si procede sempre per il meglio d’altro canto non è possibile tornare indietro, anzi bisogna scaturire nuove sinergie, formando nuove personalità……

Io sono Lo Chef legato ad una chiara idea di territorio e ricerca, immagino la cucina di domani, nei Ristoranti come il mio, che ci saranno sempre come del resto da sempre nuovi modi e mode di proporsi, ma credo che quello che conta è proporre e diffondere la qualità.

Sarà sicuramente sempre più centrata sulle tecnologie avanzate che possono dare un aiuto e sicuramente lo fanno e lo faranno sempre di più, ma la sostanza in fondo è quello che prevale.

Le tecniche di elaborazione dei cibi da sempre esistono nella grande cucina, basta pensare al passato con i fondi di cottura pieni di concentrazione e gusto, alcune elaborazioni si intraprendevano con strumenti e attrezzature meno tecnologiche quindi si rischiava un po di più, ma del resto siamo andati sempre avanti non si può fare altrimenti.

Oggi possiamo vantare di tecnologia e più precisione ed è sicuramente un vantaggio ma restiamo lo stesso degli artigiani del gusto, nello specifico le cotture sono evolute e così andiamo avanti sempre alla ricerca di nuove sperimentazioni ma come al solito non bisogna esagerare senza snaturare gli ingredienti anzi valorizzarli al tempo stesso esaltando il gusto con la giusta dose, di consistenze, in primo luogo è essenziale avere un grande rispetto delle materie prime che trattiamo. Credo che sia possibile ancora oggi ricercare le grandi materie prime dalla Valle d’Aosta alla Sicilia e queste non muteranno basta fare ricerca e scovare il meglio che ci offre la nostra penisola, pensando bene ché il nostro Bel Paese è il primo al Mondo ad offrire una diversificazione di ingredienti che ci invidiano da tutto il Mondo per il gran sapore, sta giusto a noi valorizzarla e trattarla con il dovuto rispetto così potremo portare avanti lo stile Italiano.

Gli Chef non faticheranno di meno,non è possibile ma certo che possiamo programmare e pianificare meglio questo si, perchè giorno dopo giorno la sensibilità di ognuno di noi in un modo o in un altro cerca un risultato qualitativo, per far capire e divulgare ai nostri clienti che l’industria dell’apri e servi è comodità nonostante abbia preso il sopravvento ma nella fascia della consapevolezza purtroppo per l’oro a noi artigiani del gusto non attacca nessun tipo di industria.

A casa cosa cambierà per noi, dipende solo da noi volere è potere! se lo vogliamo e lo dobbiamo volere anzi pretendere nutrire il nostro organismo con materie prime eccellenti è fondamentale per la qualità della vita, per lo spirito e l’anima.

Un pensiero sulla cucina molecolare (azoto ecc..) una moda oppure dei modi, nuove idee per differenziarsi, abbinare lo spettacolo e stupire è senza dubbio una buona alternativa alla consistenza e a l’esaltazione dei sapori, l’uno non esclude l’altro può essere alternato così da poter trovare un equilibrio, a dir vero noi siamo e siamo sempre alla ricerca di nuove cose senza considerare che siamo in paradiso per tutti i prodotti disponibili pieni di gusto dove con la trasformazione possiamo emozionarci ed emozionare.

Ma quanti Buoni critici !!!

Da una mia Libera espressione

Gli zoologi classificano essere umano col nome di homo sapiens e sapiens, che deriva dal latino sapio, oltre a significare saggio o assennato, vuol dire anche sentire il sapore, cioè gustare.  Questo termine, che l’uomo si è attribuito con orgogliosa modestia, indica un ideale da perseguire: diventare saggio assaporando e, nello stesso tempo, assaporare con saggezza, essere cioè una persona illuminata il cui senso del gusto è giunto a perfetta maturità.

E possibile attribuire, alla sempre più numerosa schiera di critici gastronomici, il possesso di un palato esigente che ottemperi ai dettami di un gusto veramente educato?

Il piacere della tavola è puramente soggettivo o esistono delle leggi oggettive che ci aiutino a distinguere ciò che è buono da ciò che lo è meno o da ciò che non lo è del tutto ?  Un antico detto ammonisce che : de gustibus non est disputandum, però un individuo illuminato, nonostante le sensazioni soggettive e le preferenze alimentari, addestra ed affina le proprie capacità selettive nel paragone, nel confronto estimativo di quanto sta degustando lui e di quanti altri, prima di lui, degustarono ed apprezzarono. In questo modo il gastronomo ( intenditore della grande cucina, ovverosia colui che sa gustare e giudicare il cibo) non si identifica col buongustaio-gastro filo ( che ama la cucina come goloso moderato), sebbene entrambi abbiano le capacità di apprezzare quanto mangiano e siano di palato fine, ma è solo il gastronomo che sceglie il meglio dal buono, facendo sempre attenzione, come sapiens, alla salute e alla misura, mentre il secondo è desideroso di quanto lusinga l’occhio oltre che alletti il palato.

Come dobbiamo dunque classificare i novelli critici: gastronomi o buongustai-gastro fili? Spero solo che non si tratti di persone golose o peggio….affamate, aver fame non è sempre una condizione favorevole per apprezzare e giudicare dei cibi, perché con la fame tutti i cibi sembrano deliziosi.  Sarebbe poi cosa assai strana, dato che noi viviamo in regioni ricche, dove la fame è sopraffatta dalla sazietà, che quest’ultima non dovesse sviluppare il piacere gastronomico e quindi le capacità di giudizio attraverso la varietà, il contrasto e la molteplicità dei piatti e dei vini, conoscenza dovuta a una profonda e prolungata esperienza di assaggi in tutte le latitudini. Bisogna essere assolutamente accorti nel giudicare grande una cucina, eccellenza non consiste nella accumulazione, combinare non significa ammassare, anzi le ricette più semplici possono essere di alta cucina quando l’unione di due o tre prodotti, anche se comuni, creano sapori insoliti e geniali dovuti all’abilità del cuoco.

Sono d’accordo con il Maestro Gualtiero Marchesi quando così si esprime: le invenzioni culinarie si ottengono rinnovando in modo inedito le creazioni del passato Inoltre la vera arte del cuoco non consiste nella presentazione di un alimento allo stato naturale per esempio la moda del carpaccio e della copia giapponese di presentare i pesci, ma nemmeno nella loro complicata e talvolta confusa mescolanza. Il cuoco è grande quando utilizzando gli elementi naturali, sa da loro estrarre i profumi, i sapori e addirittura sa sottolineare le loro consistenze, trasformandoli ma facendoli riconoscere in composizioni create dalla sua intelligenza e dalle capacità del suo palato; solo così i prodotti alimentari si valorizzano reciprocamente, mescolandoli in esatte proporzioni e cucinandoli secondo ben precisi sistemi o forme di cottura.

Purtroppo oggi i frequentatori dei ristoranti di tutto il mondo confondono la gastronomia con l’esotismo. Il genio culinario è anche il genio del luogo in cui il cuoco è nato o dove è operativo, ma molti cuochi emergenti, invece di sforzarsi a preparare bene ciò che possono preparare bene nel loro territorio, credono di migliorare i loro menu introducendo innovazioni erotiche che ben difficilmente possono essere considerate, per lo meno da coloro che  conoscono la cucina, di ottima riuscita, è questo un suggerimento all’attenzione del critico gastronomico.

L’arte del cuoco, abile attento, consiste nel sapere cosa può prendere e cosa rifiutare delle tradizioni gastronomiche di altri paesi senza tradirle.

Innovando, creando, immaginando, il cuoco rischia di cadere in eccessive complicazioni che spingono gli amatori della cucina a ritornare, di tanto in tanto, alla cucina della campagna.

D’altronde la storia della cucina è una serie di conflitti e di rappacificazioni, di separazioni e di riavvicinamenti, ed è proprio grazie a queste rivoluzioni che si ha progresso gastronomico.

La cucina è un perfezionamento dell’alimentazione, la gastronomia è un perfezionamento della stessa cucina.

L’Arte si manifesta da sempre con libera espressione e le nuove personalità si formano con una giusta dose di talento e passione.

Gaetano Trovato

Via XX Settembre, 50-52,

53034 Colle di Val d’Elsa SI, Italia

Tel +39 0577 920549

arnolfo.com

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