Macerata

Francesco Micheli è il nuovo direttore artistico dello Sferisterio. Scelta unitaria del CDA sulla prossima stagione lirica e sulle linee di sviluppo per il futuro dello Sferisterio.

Giancarlo del Monaco curerà un progetto per le collaborazioni e cooproduzioni con i teatri internazionali e con la Cina in particolare.

Scelta unitaria del CdA dello Sferisterio sulla prossima stagione lirica e sul futuro dello Sferisterio secondo un progetto che coniuga sviluppo economico e culturale del territorio alla promozione internazionale dell’Arena maceratese. Ad attuare il nuovo corso dello Sferisterio sarà Francesco Micheli, nominato all’unanimità direttore artistico della stagione 2012. Traviata Bohème e Carmen saranno le opere in cartellone. Alla base della scelta del giovane regista emergente alla direzione artistica dello Sferisterio è l’idea forte di coniugare la tradizione con la valorizzazione
dei giovani talenti, il rafforzamento del legame tra il teatro d’opera e il territorio nonché la capacità di far dialogare il melodramma con altre forme d’arte, indicati dal CdA nelle linee guida.
Accanto alla direzione artistica, il Cda ha voluto fin d’ora mettere in campo un progetto di promozione internazionale dello Sferisterio e dell’intero territorio, avvalendosi di Giancarlo del Monaco per curare nei prossimi due anni le collaborazioni e coproduzioni con i maggiori teatri esteri e della Cina in particolare.
Il Festival 2012 che, come già annunciato, vivrà quindi sotto il nume tutelare del grande Josef Svoboda nel decennale della morte e nel ventennale della sua memorabile Traviata degli specchi, vedrà anche una serata speciale dedicata al trentennale della morte di Mario del Monaco curata dal figlio Giancarlo. Confermata la collaborazione con Civitanova Danza per una serata di balletto. Lo Sferisterio si aprirà anche a nuovi generi quali il musical, avvalendosi dell’esperienza di Saverio Marconi.
Un cartellone fondato quindi su tre dei più significativi e popolari titoli del grande repertorio, allestiti con spettacoli classici ma nello stesso tempo aggiornati alla contemporaneità e in grado di aprirsi ad altri generi ed altri eventi, per fare della città di Macerata e del suo territorio un palcoscenico della musica e del teatro.
“Non ci sono parole per descrivere il sentimento di soddisfazione e responsabilità per questo incarico in una teatro importante come lo Sferisterio di Macerata, commenta il neo direttore artistico, Francesco Micheli. Che il teatro si sia rivolto ad una persona che ha meno di 40 anni, è un segno molto forte di attenzione verso i giovani in un momento in cui si parla molto della loro valorizzazione. Metterò tutta la mia energia per un Festival di cui si parla in tutto il mondo. Spero di essere all’altezza di questo
incarico, la cui importanza è attestata dalla levatura del mio predecessore, da cui ho tanto appreso e che ho tanto ammirato in quanto regista”
“Esprimo soddisfazione – dichiara il presidente Carancini – per la decisione unitaria del CdA. Pienamente convincenti appaiono le parole chiave che hanno ispirato le scelte: i giovani e il futuro nella tradizione segnano una svolta che rilancerà lo Sferisterio, la città di Macerata e l’intero territorio provinciale al centro di un progetto innovativo e coraggioso”.
Il vice presidente Pettinari sottolinea con soddisfazione “l’unanimità del CdA sul progetto innovativo che vuole fare dello Sferisterio anche un’occasione di sviluppo per il territorio provinciale sia dal punto di vista economico e turistico, sia per le tante realtà ed istituti culturali e formativi che esso esprime”

Francesco Micheli

Nato nel 1972 a Bergamo, laureato in Lettere Moderne, si è diplomato a 24 anni alla Civica Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano. Insegna regia presso il biennio di specializzazione in Scenografia all’Accademia di Brera e collabora con la rete satellitare SKY Classica nell’ideazione e
conduzione di programma relativi all’opera lirica.
E’ stato recentemente insignito del prestigioso XXX Premio Abbiati per la regia de Il Killer di parole di Claudio Ambrosini su soggetto di Daniele Pennac, rappresentato al Teatro la Fenice di Venezia, che andrà in scena la prossima estate anche all’Opera Nazionale Loren di Nancy. Sempre per la Fenice ha firmato recentemente la regia de la Bohème e curerà la nuova produzione de L’Otello di Giuseppe Verdi che inaugurerà per la prossima stagione 2012 del teatro veneziano.

Francesco Micheli inizia a lavorare come aiuto regista per il circuito lirico regionale toscano (Manon Lescaut), il circuito lirico regionale lombardo (Falstaff, Trovatore), il Festival di Wexford (Cavalieri di Ekebù). Nella regia d’opera debutta nel 1997 con La Cantarina di Niccolò Piccinni, per il Museo del Teatro alla Scala. Nello stesso anno dà inizio alla collaborazione con l’As.Li.Co. per il progetto Opera Domani che conduce nei successivi tre anni alla produzione de L’Isola di Merlino da Gluck, Il Piccolo Flauto Magico da Mozart, Don Chisciotte da Massenet, distribuiti poi al Teatro Comunale di Firenze e alla Fenice di Venezia.

E’ autore di lavori innovativi che si collocano tra il concerto e lo spettacolo per il desiderio di dare forma al teatro lirico di ricerca. Tale progetto lo porta a collaborare con vari teatri italiani, con lavori quali W Verdi, Da Vivaldi a Pasolini, Da Verdi a Mina. In quest’ottica ha inoltre curato una
collaborazione con enti non teatrali in cui il repertorio classico si trovi a dialogare con i linguaggi del contemporaneo: dal Carcere di San Vittore a locali jazz milanesi fino all’inaugurazione dei Padiglioni Atrium di Giorgio Giugiaro per le Olimpiadi di Torino.

Ha curato la regia di numerose opere: Le Nozze di Figaro per il Luglio Musicale Trapanese, Il Nabucco per il Circuito lirico Lombardo, Mozart e Salieri e il piccolo Mozart per i Pomeriggi Musicali di Milano, l’opera inedita Tana a Candragopoli per il Festival di Montepulciano, Il Flauto Magico di
Mozart per il circuito regionale lombardo, ripreso per la rassegna Milano-estate 2000, organizzata dal Teatro alla Scala. E ancora La Bohème di Puccini per il circuito lirico lombardo, un’opera contemporanea al Teatro Goldoni di Firenze per il Maggio Musicale, collaborazione col Festival Verdi
per le celebrazioni nazionali al Teatro Regio di Parma assistendo Andrej Kontchalovskji nel Ballo in Maschera (diretto da Valery Gergiev) e firmando la regia del Trovatore. Nell’estate 2002 per il Festival Opera Barga cura la regia de l’Orlando Furioso di Antonio Vivaldi.

Caratteristica della sua attività come regista d’opera è la sperimentazione e la ricerca che lo ha portato a ramificare la sua attività in diversi ambiti: dalla pedagogia alla scrittura, dall’interazione con i nuovi media alla direzione artistica di progetti complessi; creando un laboratorio sperimentale permanente per vivere il teatro lirico anche in contesti inusuali, dialogando con le forme di comunicazione della contemporaneità quali linguaggi cibernetici, video, televisione, convinto della necessità che il melodramma torni al centro della vita sociale nazionale. Ha ideato e curato il progetto Opera.it per la produzione di spettacoli di sperimentazione e divulgazione destinati al pubblico giovanile.
Ha collaborato con il Massimo di Palermo al progetto per le scuole ideando, scrivendo e allestendo spettacoli di vario genere, ha ideato e diretto eventi in piazza e progetti a carattere sperimentale con l’Accademia di Santa Cecilia di Roma, il Maggio Musicale Fiorentino, le Olimpiadi invernali di
Torino, il Rossini Opera Festival, per il quale ha allestito un evento multimediale dedicato al Barbiere di Siviglia cooprodotto con Sky.

Teatro Lauro Rossi

s t a g i o n e 2 0 1 1.2 0 1 2

PROGRAMMA

10 e 11 novembre 2011
Teatro Stabile delle Marche
con il patrocinio di Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”
SOGNO DI UNA NOTTE D’ESTATE
di William Shakespeare
interpretato e diretto da Carlo Cecchi

2 dicembre 2011
Bigfish Teatro
LI ROMANI IN RUSSIA
racconto di una guerra a millanta mila miglia
con Simone Cristicchi
regia Alessandro Benvenuti
FUORI ABBONAMENTO

6 e 7 dicembre 2011
Vocitinte
L’UOMO, LA BESTIA E LA VIRTÙ
di Luigi Pirandello
con Lino Musella, Paolo Mazzarelli
regia Antonio Mingarelli

21 e 22 dicembre 2011
La Corte Ospitale
in collaborazione con Fondazione Giorgio Gaber
IL MISTERO BUFFO
nella versione pop 2.0
di e con Paolo Rossi
regia Carolina De La Calle Casanova
musiche composte ed eseguite dal vivo da Emanuele Dell’Aquila
con la partecipazione straordinaria di Lucia Vasini

14 e 15 gennaio 2012
Star Dust International – Angelo Tumminelli
IL CATALOGO
di Jean Claude Carrière
con Ennio Fantastichini, Isabella Ferrari
regia Valerio Binasco

9 e 10 febbraio 2012
RESIDENZA DI RIALLESTIMENTO
Compagnia della Rancia
VARIAZIONI ENIGMATICHE
di Éric-Emmanuel Schmitt
con Saverio Marconi, Gian Paolo Valentini
regia Gabriela Eleonori

6 e 7 marzo 2012
Gli Ipocriti
COLAZIONE DA TIFFANY
di Truman Capote
adattato da Samuel Adamson
con Francesca Inaudi, Lorenzo Lavia
regia Piero Maccarinelli

30 e 31 marzo 2012
CTB Teatro Stabile di Brescia – Teatro de gli Incamminati
SERVO DI SCENA
di Ronald Harwood
interpretato e diretto da Franco Branciaroli

18 e 19 aprile 2012
FlamenQueVive
DON JUAN
coreografia e regia Gianna Raccagni
musiche Alberto Rodriguez, Marco Perona

Nove spettacoli da ottobre ad aprile compongono il cartellone 2011.2012 del Teatro Lauro Rossi di Macerata
promosso dal Comune di Macerata e dall’AMAT e realizzato con il contributo di Regione Marche e
Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Grandi interpreti, maestri della scena, testi classici ed autori
contemporanei disegnano un affascinante precorso nello spettacolo dal vivo che tocca anche la danza.
L’inaugurazione della stagione è affidata il 10 e 11 novembre a Sogno d’una notte d’estate, una delle
commedie più popolari ed amate di Shakespeare – prodotto dal Teatro Stabile delle Marche – che vede
protagonisti 18 giovanissimi attori guidati dal grande Carlo Cecchi, in veste di regista ed attore.
Il 2 dicembre la stagione prosegue con Li Romani in Russia un mongolo – presentato fuori abbonamento
– di Simone Cristicchi tratto dall’omonimo poema in versi di Elia Marcelli e diretto dalla sapiente regia di
Alessandro Benvenuti. Cristicchi interpreta una nutrita galleria di grotteschi personaggi raccontando l’orrore
della guerra attraverso la voce di chi l’ha vissuta in prima persona, come in un ideale incontro tra il mondo delle
borgate di Pasolini e le opere di Rigoni Stern e Bedeschi.
La compagnia Vocitinte – uno dei gruppi della piattaforma della nuova scena marchigiana “Matilde” promossa
dalla Regione Marche e dall’AMAT – presenta il 6 e 7 dicembre L’uomo, la bestia e la virtù di Luigi
Pirandello spettacolo diretto dal giovane regista Antonio Mingarelli ed interpretato, tra gli altri, da Lino
Musella e Paolo Mazzarelli. Commedia ad orologeria per eccellenza, L’uomo, la bestia e la virtù non si limita a
passare al setaccio le convenzioni e le ipocrisie borghesi, ma riesce a rappresentare, in maniera più feroce che
altrove nell’opera pirandelliana, il funereo, macabro, gioco dei ruoli.
Il 21 e 22 dicembre è la volta di Paolo Rossi, giullare dei giorni nostri, che reinventa Mistero Buffo, testo che
Dario Fo presentò per la prima volta nel 1969 e per il quale ricevette il Nobel per la Letteratura. Un omaggio al
maestro che si avvale della regia di Carolina De La Calle Casanova con un testo-archetipo di un genere, il teatro
di narrazione, particolarmente consono alle doti istrioniche dell’attore arricchito dalle musiche composte ed
eseguite dal vivo da Emanuele Dell’Aquila.
Il 14 e 15 gennaio la stagione prosegue con Il catalogo opera del grande sceneggiatore e drammaturgo Jean
Claude Carriere che mette a nudo, con sferzante ironia, l’inconfessata sofferenza di due esistenze accomunate
dalla solitudine. Le qualità artistiche dei protagonisti – Isabella Ferrari e Ennio Fantastichini – e del regista
- Valerio Binasco – rappresentano una garanzia di qualità della messinscena di questa commedia delicata e
divertente interpretata più volte in Francia con successo suscitando apprezzamento di pubblico e critica.
Saverio Marconi – regista di fama internazionale – torna in scena come attore e sceglie Schmitt e le sue
Variazioni enigmatiche, a Macerata il 9 e 10 febbraio al termine di una residenza di riallestimento. La piéce è
stata uno straordinario successo di pubblico e di critica in Europa, in Francia con l’interpretazione di Alain Delon
e in Inghilterra di Donald Sutherland. “Ho avuto la grande fortuna di collaborare con Schmitt per l’edizione
francese del musical Nine che ho diretto alle Folies Bergère – dice Marconi – e con Gabriela Eleonori l’abbiamo
incontrato anche qualche mese fa per confrontarci sulla regia dello spettacolo. Oggi che ho l’età giusta per
affrontare questo personaggio, non ho avuto dubbi che fosse il testo più giusto per tornare sul palcoscenico.”
Per tutti Colazione da Tiffany è il film di Blake Edwards – tratto dal romanzo di Truman Capote – con
l’indimenticabile Audrey Hepburn e George Peppard. Il fascino di quelle atmosfere rivivranno a teatro il 6 e 7
marzo nello spettacolo interpretato da due giovani attori di talento come Francesca Inaudi e Lorenzo Lavia
diretti da Piero Maccarinelli su testo adattato da Samuel Adamson. “Ho accettato di dirigere questo lavoro –
scrive il regista nelle note allo spettacolo – perché Colazione da Tiffany mi sembra un classico del ‘900.”
La stagione si avvia alla conclusione il 30 e 31 con Servo di scena, uno dei più celebri testi teatrali di
Ronald Harwood, interpretato e diretto da Franco Branciaroli. L’opera – dalla quale fu tratta l’adattamento
cinematografico dell’omonimo film di culto di Peter Yates – è ritagliata ad hoc sulla figura di un attore di grande
carisma. Si tratta di un appassionato omaggio al teatro ed alla sua gente, nonché perfetta ricostruzione d’epoca
che fa da cornice agli ultimi successi di un grande attore, ormai al tramonto, il quale deve la sua sopravvivenza
alle cure e alle attenzioni costanti del suo umile servo di scena.
La chiusura della stagione il 18 e 19 aprile è affidata alla danza di FlamenQueVive, formazione italo –
spagnola diretta da Gianna Raccagni che si compone di eccellenti musicisti e danzatori. Al pubblico del Lauro
Rossi presenta Don Juan sensuale e affascinante spettacolo di flamenco su musiche di Alberto Rodriguez e
Marco Perona che racconta i vari volti del personaggio.

Vendita nuovi abbonamenti dal 29 settembre al 6 ottobre presso la Biglietteria dei Teatri tel. 0733 230735 -
233508.

10 e 11 novembre 2011

Teatro Stabile delle Marche
con il patrocinio di Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”

SOGNO DI UNA NOTTE D’ESTATE

di William Shakespeare
traduzione Patrizia Cavalli
con Roberto Bidona, Federico Brugnone
Carlo Cecchi, Silvia D’Amico, Fabrizio Falco
Davide Giordano, Dario Imbatti, Simone Lijoi, Luca Marinelli
Gabriele Portoghese, Sofia Pulvirenti, Barbara Ronchi
Valentina Ruggeri, Cecilia Zingaro
regia Carlo Cecchi
scena Roberto Bivona e Carlo Cecchi
costumi Sandra Cardini
luci Stefano Barbagallo
consulenza musicale Nicola Piovani
pianoforte e diamonica Valentina Rosati
batteria Luca Marinelli
basso elettrico e melody horn Valentina Ruggeri
clarinetto Dario Iubatti
flauti Silvia D’Amico, Fabrizio Falco
chitarra Gabriele Portoghese
aiuto regista Valentina Rosati
aiuto costumista Elena Pavinato

Questo spettacolo nacque come saggio di diploma degli allievi attori dell’Accademia Nazionale d’Arte
Drammatica “Silvio D’Amico”, da me diretto, nel giugno 2009. È stato ripreso al 52° Festival dei due mondi e
nell’ambito del progetto Shakespeare in città organizzato dal Teatro Stabile delle Marche.
Si tratta dunque di un gruppo di giovanissimi attori, alcuni dei quali anche musicisti, che affrontano, per la
prima volta, l’esperienza di una Compagnia di teatro e di una tournée.
Se per l’Accademia mi ero limitato a fare il regista, nello spettacolo che ora presentiamo vi partecipo anche
come attore, recitando la parte del dramaturg della troupe degli artigiani.
Al di là dell’enorme piacere che io provo a recitare, il mio ingresso nella Compagnia di questi giovanissimi attori
è in realtà lo sviluppo naturale di un rapporto umano e professionale che, a partire dalle prime, dure prove del
saggio, è cresciuto in maniera piuttosto felice e sorprendente.
Ciò che ci unisce, scavalcando le generazioni, è il teatro: ossia la ricerca di quel rapporto attivo fra attori e
spettatori, nell’immediatezza del qui e ora della rappresentazione, che solo il teatro ancora può far vivere.
E trattandosi del Sogno di una notte d’estate, con la complicità divina di William Shakespeare.
Carlo Cecchi

2 dicembre 2011

Bigfish Teatro

LI ROMANI IN RUSSIA
racconto di una guerra a millanta mila miglia

adattamento teatrale Marcello Teodonio
con Simone Cristicchi
regia Alessandro Benvenuti
musiche e sonorizzazioni Gabriele Ortenzi/Areamag
disegno luci Danilo Facco
costumi Sara Quattrini
aiuto regia Chiara Grazzini

FUORI ABBONAMENTO

Tratto dall’omonimo poema in versi di Elia Marcelli, il monologo Li Romani in Russia racconta l’orrore della
guerra attraverso la voce di chi l’ha vissuta in prima persona, come in un ideale incontro tra il mondo delle
borgate di Pasolini e le opere di Rigoni Stern e Bedeschi. Un teatro civile che si presenta nuovo soprattutto
per la forma del testo, mediante l’utilizzo di due elementi: la metrica dell’ottava classica, quella dei grandi
poemi epici, e il dialetto romanesco, la lingua del Belli che rende la narrazione ancora più schietta e veritiera.
Il risultato è un affresco epico che non omette particolari crudi e rimossi dalla storia ufficiale (il luogo comune
degli “italiani brava gente”), e che diviene quanto mai attuale in un’ epoca di “bombe intelligenti” e “guerre
umanitarie”.
Simone Cristicchi, attore naturale e credibile, interpreta una nutrita galleria di grotteschi personaggi,
raccontando con passione e coinvolgimento questa tragica epopea, in un monologo “corale” in cui
trovano spazio anche momenti ironici e divertenti. Il disegno luci elegante ed evocativo, e la regia impeccabile
di Alessandro Benvenuti, rendono questo spettacolo unico nel suo genere: emozionante, divertente,
drammatico.

6 e 7 dicembre 2011

Vocitinte

L’UOMO, LA BESTIA E LA VIRTÙ

di Luigi Pirandello
con Lino Musella, Paolo Mazzarelli, Alice Torriani
Camilla Semino Favro, Gabriele Falsetta, Fabrizio Martorelli
Marcella Favilla, Gabriele Falsetta, Fabrizio Martorelli
regia Antonio Mingarelli
scene Elisabetta Salvatori
luci Carola Runci
assistente alla regia Monica Ruggeri

la compagnia Vocitinte fa parte della piattaforma “Matilde”. Progetto di Regione Marche e Amat

Accolta con perplessità al suo debutto, nel tempo la commedia di Pirandello si è imposta come una delle più
rappresentate in Italia e nel mondo. Il farsesco tema trattato è ben rappresentato dal titolo in cui si individuano
tre maschere, corrispondenti ad altrettanti “tipi” morali. La prima è quella dell’Uomo ovvero Paolino, professore
privato che cela dietro il suo ostentato perbenismo la tresca con la signora Perella; quest’ultima è invece la
Maschera della Virtù, pudica madre di famiglia abbandonata dal marito, capitano di marina che appare agli
occhi della gente come il ritratto della Bestia. Commedia ad orologeria per eccellenza, L’uomo, la bestia e
la virtù non si limita a passare al setaccio le convenzioni e le ipocrisie borghesi, ma riesce a rappresentare,
in maniera più feroce che altrove nell’opera pirandelliana, il funereo, macabro, gioco dei ruoli che la società
impone all’individuo quando ne orienta i comportamenti, gli istinti.

Vocitine è una compagnia fondata da attori provenienti dalla Scuola del Piccolo Teatro di Milano. L’approdo a
Pirandello è parte di un discorso teatrale che vuole abbracciare senza soluzione di continuità il teatro classico
e quello contemporaneo. La lettura con cui è affrontato il testo di Pirandello è tesa ad evidenziare i legami
tra la tematica dell’ipocrisia morale dell’Italia pre-ventennio e i nostri tempi, in particolar modo sottolineando
come oggi dietro all’attribuzione di “maschere” sociali, di ruoli, si celi un malcelato desiderio di sopraffazione
istituzionale, una forma di potere che fa dell’individuo un ingranaggio inerme. “Per questo – scrive la compagnia
nelle note allo spettacolo – abbiamo immaginato un Pirandello senza pirandellismi, cioè senza i manierismi tipici
che caratterizzano le sue rivisitazioni da anni. Un Pirandello ridotto all’osso, messo a nudo nelle reali, violente
pulsioni che mette in scena, nella crudele, feroce umanità che racconta.”

21 e 22 dicembre 2011

La Corte Ospitale
in collaborazione con Fondazione Giorgio Gaber

IL MISTERO BUFFO
nella versione pop 2.0

di e con Paolo Rossi
regia Carolina De La Calle Casanova
musiche composte ed eseguite dal vivo da Emanuele Dell’Aquila
con la partecipazione straordinaria di Lucia Vasini

Se Gesù Cristo tornasse oggi chi sarebbe? Cosa potrebbe fare? Saremmo in grado di riconoscerlo e seguire la
sua rivoluzione, i suoi dogmi, i suoi miracoli? Clandestino allora come tanti oggi nel nostro paese fu accolto,
ammirato, perseguitato e poi giustiziato. Un Gesù raccontato da un giullare, da Giuda, da Maria e dal popolo.
Oggi, per paradosso, ognuno di noi è un povero cristo, ognuno di noi è “in fila alla biglietteria del cinema Italia”.
Il Mistero Buffo nella versione pop di Paolo Rossi è un omaggio al maestro Dario Fo, ed è anche un’avventura,
uno spettacolo che si allontana il più possibile dalla versione originale diventando un contenitore unico, dove i
misteri originali e quelli nuovi si uniscono e si miscelano, come accade nel teatro popolare.
Ogni sera diverso, recitato con il pubblico e non per il pubblico, è uno spettacolo ricco di cambi di registro, è
un’allegoria che confonde i generi, la finzione con la realtà, i sogni del popolo con la cronaca. Un viaggio corale
in cui la musica di Emanuele Dell’Aquila si fa personaggio e drammaturgia, in continua interazione con l’azione
scenica.

I misteri non finisco mai: il maestro Dario Fo non ha finito di raccoglierli e in ogni angolo della strada
troviamo nuove storie che diventano parte del nostro mistero e si integrano con l’originale, lo arricchiscono,
lo trasformano. Come è successo nel 1969, anche il nostro Mistero Buffo è un’operazione politica: come 40
anni fa, la nostra è ancora un’epoca in cui difendere dei valori significa difendere la sopravvivenza. Ma è anche
un’operazione culturale perché vuole recuperare insieme al pubblico le radici profonde del teatro popolare.
Abbiamo capito che il teatro, unico animale vivo, non cambierà il mondo ma può cambiare noi e aiutarci a
resistere. Carolina De La Calle Casanova, Paolo Rossi

14 e 15 gennaio 2012

Angelo Tumminelli – Star Dust International

IL CATALOGO

di Jean Claude Carrière
con Ennio Fantastichini, Isabella Ferrari
traduzione e regia Valerio Binasco
scene e luci Massimo Bellando Randone
costumi Sandra Cardini
musiche Arturo Annecchino

Il Catalogo è una commedia delicata e divertente. Il suo titolo si ispira al Don Giovanni di Mozart e la ragione
è tematica e musicale insieme: il dialogo scorre leggero e brioso come le “note bambine‟ delle partiture

settecentesche e il personaggio maschile si ispira – o almeno vorrebbe – al celebre seduttore. Questa commedia
gioca con l’impossibile e con l’assurdo e l’autore sembra divertirsi molto a mandare a gambe all’aria le nostre
pretese di vivere in una realtà “normale‟. Il tema narrativo è di quelli molto cari al teatro e al romanzo tardo
novecentesco: l’impossibile incontro tra un uomo e una donna. Tanto più fatale, quanto più imprevedibile. Per
salvarsi dall’impossibile amore, i personaggi si aggrappano in modo quasi ossessivo alla verosimiglianza dei
dialoghi e delle situazioni, ma solo per approdare a un’atmosfera di intimità senza scampo, tuttavia leggera e
primordiale, dove la realtà si rivela per quella che è: una specie di prigione dell’anima. Da quel momento in poi

sembra un sogno, Il Catalogo. Sembra uno di quei film meravigliosi di certa Nouvelle Vague che si accanivano
a scoprire l’assurdo delle storie d’amore e di quell’assurdo finivano per innamorarsi e farci innamorare. Tutto si
gioca nel dialogo tra un solo uomo e una sola donna. Potremmo anche, forse, posporre l’aggettivo e sono sicuro

che non sbaglieremmo: Carriere ha scelto due persone tremendamente sole. Sole senza neppure essersene
accorte. Le fa incontrare nel momento in cui la loro vita sembra ormai assuefatta a tanta solitudine. Personaggi
tanto distanti potevano incontrarsi solo in forza di un equivoco. E così sarà. […] C‟è un mondo segreto,
meraviglioso e senza colpe, dentro di noi e solo l‟amore e il coraggio che l’amore sa donare possono liberarlo.
Sembra solo un gioco crudele, ma è un gioco divino. Perché l‟amore è un Dio. Un Dio che si nutre delle nostre
storie, dei nostri giochi, delle nostre fughe inutili e ci dà in cambio l‟unica vera bellezza della vita. Il terribile
dio-bambino dell’amore si è certo molto divertito leggendo Il Catalogo. Valerio Binasco

9 e 10 febbraio 2012
RESIDENZA DI RIALLESTIMENTO

Compagnia della Rancia

VARIAZIONI ENIGMATICHE

di Éric-Emmanuel Schmitt
traduzione Saverio Marconi, Gabriela Eleonori
con Saverio Marconi, Gian Paolo Valentini
regia Gabriela Eleonori

Saverio Marconi torna in scena come attore e sceglie Schmitt e le sue Variazioni enigmatiche, già straordinario
successo di pubblico e di critica in Europa (in Francia lo spettacolo è stato interpretato da Alain Delon, in
Inghilterra da Donald Sutherland). “Ho avuto la grande fortuna di collaborare con Schmitt per l’edizione
francese del musical Nine che ho diretto alle Folies Bergère – dice Marconi – e con Gabriela Eleonori l’abbiamo
incontrato anche qualche mese fa per confrontarci sulla regia dello spettacolo. Oggi che ho l’età giusta per
affrontare un personaggio come Abel Znorko, non ho avuto dubbi che Variazioni Enigmatiche fosse il testo più
giusto per tornare sul palcoscenico come interprete.”
Il titolo dell’opera fa riferimento a Enigma Variations, composizione del musicista inglese Edward Elgar,
quattordici variazioni su una melodia che sembra impossibile da riconoscere, così come Schmitt sembra
concepire il rapporto tra gli esseri umani come qualcosa che possiamo solo intuire. Un testo mai prevedibile,
che alterna sentimenti con drammatici colpi di scena, in cui l’ironia più tagliente si trasforma in commozione,
la tenerezza in folle crudeltà. È la storia del confronto disperato fra due uomini, Abel Znorko – misantropo,
Nobel per la letteratura che si è ritirato a vivere da eremita in un’isola sperduta del mare della Norvegia, vicino
al Polo Nord (ma conserva un intenso rapporto epistolare con la donna amata) – e Erik Larsen (interpretato
da Gian Paolo Valentini), sconosciuto giornalista cui lo scrittore concede un’intervista. L’incontro, tra ferocia
e compassione, si trasforma in una sconvolgente scoperta di verità taciute e dell’illusione in cui i due si sono
calati. “È un testo che ti sorprende immediatamente, alla prima lettura, come una mano amica che ti possa
consigliare di fermarti dall’attuare un proposito scellerato – dice la regista Gabriela Eleonori – la necessità e
l’urgenza della sua rappresentazione si trasformano, quindi, nella percezione di poter far ritrovare al “teatro”
puro la sua funzione principale: la narrazione di miti per la catarsi collettiva.”

6 e 7 marzo 2012

Gli Ipocriti

COLAZIONE DA TIFFANY

di Truman Capote
adattato da Samuel Adamson
traduzione Fabrizia Pompilio
con Francesca Inaudi, Lorenzo Lavia
regia Piero Maccarinelli
scene Gianni Carluccio

Raccontare di Holly? Innamorarsi di una creatura selvatica? Per tutti Colazione da Tiffany è il film di Blake
Edwards con l’indimenticabile Audrey Hepburn e George Peppard. Per quasi tutti dato che Colazione da Tiffany
è un breve romanzo gioiello di Truman Capote pubblicato nel 1958 da cui Samuel Adamson ha tratto una
riduzione teatrale. Quando Marco Balsamo mi ha chiesto di dirigere la versione teatrale italiana ho accettato
perché Colazione da Tiffany mi sembra un classico del ‘900. Holly Goligthly è una cover girl americana arrivata
a New York un po’ lolita cresciuta, un po’ traviata; intorno a lei ruotano i molti personaggi del mondo un po’
ridicolo e patinato dell’East End newyorkese: un agente di Hollywood, un mafioso italoamericano, il proprietario
di un bar, ricchi diplomatici brasiliani. Lei vive in una modesta casetta dell’East Side popolata da una fauna
artistica al limite della sopravvivenza e della trasgressione. Tutti sono un po’ innamorati di Holly che sembra
attraversare la vita in punta di piedi: il suo passato, il primo marito, la sua attività di prostituta, le sue feste
sgangherate. Ma Holly ha una grazia innata e per tutti “è in transito”. Nessuno la può fermare, catturare o dire
che appartenga a lui. È un personaggio incantevole, dotato di una grazia sorprendente e, anche quando perde il
bambino che aspetta dal diplomatico brasiliano, sa rimettersi velocemente in piedi e ricominciare a vivere.
Suo contraltare nella drammaturgia è lo scrittore William Parsons (forse un Truman Capote giovane) timido,
impacciato, che subisce il suo fascino e la considera sua fonte di ispirazione; è platonicamente innamorato di lei
anche se con delle sfaccettature che alludono ad altre sue preferenze. Trascinato da Holly a conoscere e vivere
la grande New York, William con l’amico confidente Joe Bell, è la nostra guida fra le pagine del testo teatrale.
L’atmosfera è sempre sottile, frizzante, un alito di freschezza soffia in quasi tutte le situazioni ma i personaggi
hanno dei chiaroscuri nella scrittura di Adamson/Capote. […] Tutto nel nostro spettacolo sarà allusivo; non
cercheremo di riprodurre la realtà – a partire dalla scena di Gianni Carluccio – ma solo di far rivivere la favola
della bella e umbratile Holly. Piero Maccarinelli

30 e 31 marzo 2012

CTB Teatro Stabile di Brescia – Teatro de gli Incamminati

SERVO DI SCENA

di Ronald Harwood
traduzione Masolino D’Amico
con Franco Branciaroli
e con Tommaso Cardarelli
Lisa Galantini, Melania Giglio
Daniele Griggio, Giorgio Lanza
regia Franco Branciaroli
scene e costumi Margherita Palli
luci Gigi Saccomandi

Servo di scena è uno dei più celebri testi teatrali di Ronald Harwood, che curò anche l’adattamento
cinematografico dell’omonimo film di culto di Peter Yates, del 1983, interpretato da Albert Finney (premiato al
Festival di Berlino) e da Tom Courtenay (cinque candidature agli Oscar). Ed è naturalmente un testo ritagliato
ad hoc sulla figura di un attore di grande carisma. Si tratta di un appassionato omaggio al teatro ed alla sua
gente, nonché perfetta ricostruzione d’epoca che fa da cornice agli ultimi successi di un grande attore, ormai al
tramonto, il quale deve la sua sopravvivenza alle cure e alle attenzioni costanti del suo umile servo di scena.
Scritta in un linguaggio affascinante, tipico dello stile della commedia inglese, affronta con tono ironico le
rocambolesche vicende di una precaria compagnia di provincia, che si dipanano tra camerini e palcoscenico,
quale sublime metafora della vita del teatro di ogni tempo.
Così la storia: è il 1940, pur devastata dai bombardamenti nazisti, Londra riesce a conservare l’aplomb che
l’ha sempre contraddistinta. Come racconta Evelyn Waugh, il grande testimone di quegli anni, la vita procede
meglio che può: pub e ristoranti restano aperti finché una bomba non li distrugge, i circoli e i club non variano
nemmeno gli orari di apertura e di chiusura. Anche il teatro continua a vivere a dispetto della stupidità che
sembra sul punto di conquistare il mondo. E Shakespeare diviene non solo poeta di un intero popolo, ma
anche il suo profeta, e il teatro il suo tempio. Il servo di scena racconta la storia di una di queste compagnie
eroiche e spericolate e del suo vecchio capocomico, un non meglio identificato “Sir”, attore shakespeariano
un tempo osannato dalle folle e dalla critica. Omaggio all’Inghilterra e a Shakespeare, Il servo di scena è
soprattutto un inno al teatro, alla sua capacità di resistere in tempi difficili, alla sua insostituibilità. Nella figura
del servo Norman trapela la ragione profonda della sua forza: il teatro è invincibile perché non ha padroni, non
cerca ricompense, è invincibile perché la ragione profonda della sua esistenza sta nella sua gratuità. Perciò sa
pronunciare le parole più importanti e profonde con ironia e senza perdere il sorriso. Il servo di scena ne è la
dimostrazione.

18 e 19 aprile 2012

FlamenQueVive

DON JUAN

coreografia e regia Gianna Raccagli
musiche Alberto Rodriguez, Marco Perona
Ballerini Claudio Javarone, Maria José Leon Soto
Gianna Raccagli, Valentina Perrone
musicisti José Salguero canto
Alberto Rodriguez, Marco Perona chitarra
Paolo Mappa percussioni Erica Scherl violino
costumi Moda Flamenca Molina Atelier della Danza
service audio – luci Fb service – Crema

Il più grande seduttore, l’amante del gioco e dell’inganno raccontato secondo il linguaggio forte ed incisivo del
flamenco. Don Juan non è individuo, né idea, ma qualcosa di più fluttuante ed immortale come l’erotismo e la
seduzione, sentimenti che la musica e la danza andalusa esprimono ed interpretano alla perfezione. Il famoso
libertino agisce grazie ad un naturale istinto delle pulsioni e per merito della spontaneità di una forza tragica
che è prerogativa di tutti gli uomini. Il suo è un amore sempre ripetuto, senza dialettica, che si esprime in
una serie continua di attimi, meraviglioso solo per il suo impeto di rinnovarsi, per la sua inesauribile energia
che diviene simbolo della natura umana e della vita stessa. Il flamenco è dunque perfetto per descriverlo.
Manifestazione artistica in grado di gridare ogni sentimento umano senza pudore e limiti, senza freni e
razionalità. Don Juan e Don Giovanni sono due figure che rappresentano la stessa faccia del mito, da sempre
contese tra Spagna ed Italia, fiere nel rivendicarne l’origine. Lo spettacolo racconta i vari volti del personaggio
che si esprimono sul palco senza le censure moralistiche e teologiche del tempo. Libero di agire senza freni Don
Juan assume via via l’aspetto del Burlador de Sevilla, di Don Juan Tenorio, del Dom Juan di Molière e di Don
Giovanni di Mozart. Donne sedotte, tradite, abbandonate, ingannate si sostituiranno al castigo divino nella loro
vendetta.

La Compagnia di musica e danza flamenco FlamenQueVive di formazione italo – spagnola, si compone di
musicisti e danzatori che, dopo aver approfondito lo studio del flamenco in varie ed importanti accademie
spagnole, decidono di collaborare allo scopo di far conoscere quella cultura misteriosa e profonda che è il fl
amenco, tanto ricca di mistero e magia . La Compagnia, diretta da Gianna Raccagni è considerata la migliore
formazione flamenca italo spagnola e continua a raccogliere successi nei migliori teatri e festival italiani.

You can leave a response, or trackback from your own site.

Leave a Reply

Hai una versione vecchia di Flash, aggiornala!

http://get.adobe.com/it/flashplayer/