L’Otello della Muti Mazzavillani debutta a Ravenna

Otello, secondo appuntamento della trilogia “Verdi & Shakespeare”

Sabato 9 novembre alle 20,30 al Teatro Alighieri (repliche il 13 e il 16) va in scena Otello, secondo appuntamento di “Verdi & Shakespeare” la nuova Trilogia – incentrata sul rapporto complesso e profondo tra i due grandissimi autori – che Ravenna Festival presenta, a conclusione delle celebrazioni per il bicentenario verdiano, mettendo in scena le tre opere che Verdi compose attingendo dai drammi shakespeariani. Macbeth, Otello e Falstaff quindi, i capolavori nei quali il genio teatrale del musicista italiano viene esaltato dall’incontro con le opere del più grande drammaturgo della storia, sono presentati una dopo  l’altro – con repliche fino a 17 novembre – in tre nuovi allestimenti firmati per regia e ideazione scenica da Cristina Muti. Sul fronte musicale il cuore pulsante di questa intensa maratona lirica è quello dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini diretta dal Maestro Nicola Paszkowski. È una nuova dimensione di laboratorio “totale” quella che investe tutta la scena e che permette di trasformare ogni sera il palcoscenico in un nuovo universo «un meccanismo scenico modulare – come sottolinea la regista – fatto di nude quinte e di uno spazio in cui muovere pochi semplici elementi, scale e scalette, cunei che diventano piani inclinati, torri e torrette, passerelle, un cassone… che si compongono per assorbire luci ed immagini diverse per ognuno dei tre titoli» un unico team creativo oramai affiatatissimo e consolidato affianca Cristina Muti per l’aspetto visuale: Vincent Longuemare light designer, Davide Broccoli visual designer, Ezio Antonelli set design e Alessandro Lai per i costumi.

Nella nuova produzione in scena all’Alighieri, che vive dell’affascinante contrasto tra luce e oscurità, il tragico e romantico triangolo amoroso sospeso tra odio e pazzia, composto da Otello, Desdemona e Cassio, sarà interpretato da Yusif Eyvazov, Diana Mian, e Giordano Lucà, tutti al debutto nel ruolo; nei panni del perfido Jago il baritono argentino Matias Tosi. Coprono gli altri ruoli Carlos Garcia Ruiz che avrà le vesti di Montano, Antonella Carpenito che indosserà i panni di Emilia, infine Claudio Levantino e David Ferri Durà che saranno rispettivamente Lodovico e Roderigo, mentre Ruggero Lo Popolo del Coro di Piacenza interpreta l’Araldo. Il Coro è quello del Teatro Municipale di Piacenza preparato da Corrado Casati,  a cui aggiungeranno i ragazzi del ravennate Coro di Voci Bianche Ludus Vocalis istruiti da Elisabetta Agostini. I movimenti coreografici dei DanzActori sono curati da Catherine Pantigny. Gli strumentisti in palcoscenico, diretti da Marco Titotto, sono allievi degli Istituti Musicali “Giuseppe Verdi” di Ravenna, ‘Achille Peri’ di Reggio Emilia, ‘Giovanni Lettimi’ di Rimini e ‘Orazio Vecchi – Antonio Tonelli’ di Modena e Carpi.

Opera che, dopo quasi 17 anni di silenzio compositivo, interrotti solo dalla Messa da Requiem, nel 1887 Otello irrompe al Teatro alla Scala con tutta la forza della novità inattesa. Verdi torna a Shakespeare dopo quarant’anni dal Macbeth, con un dramma ripercorso pressoché integralmente nel libretto di Arrigo Boito (che della fonte originale elimina soltanto il primo atto, quello veneziano, attraverso una sintesi di straordinaria efficacia scenica), e che gli consente più di ogni altro di concentrarsi sulla dimensione psicologica dei personaggi, sulla loro interiorità, abbandonando definitivamente i modelli formali “chiusi” della convenzione melodrammatica e realizzando un miracoloso equilibrio tra una vocalità varia e mobilissima, attenta a ogni inflessione della parola, e un fluire musicale capace di seguire l’azione e il dialogo con timbri e colori armonici di estrema modernità. Novità che emergono fin dalle prime battute, da quell’esplosione di biscrome ascendenti che segna l’uragano iniziale – per la quale si è arrivati a parlare di “espressionismo verdiano” – e che, nonostante  la delusione di qualche nostalgico del lirismo tradizionale, vennero accolte fin dal successo della prima esecuzione come la risposta italiana all’imperante wagnerismo: “Qui la verità non si accontenta più di gettare lampi, d battere colpi violenti; tutto ne è illuminato, tutto ne risuona. Non più lacune né ristagni, non più casualità, non più negligenze né errori. E non è tutto: la forza, meglio distribuita, si è pure raffinata” (Bellaigue). «La gelosia, l’amore… un soggetto – nelle parole di Cristina Muti – che sembra essere fatto per i nostri giorni. Otello, nato schiavo e divenuto capitano per il valore della sua spada, tutto forza e istinto. Poi Jago, che impersona il peggio dell’umanità: dopo aver tessuto la sua tela di ragno, Verdi lo fa uscire di scena senza neppure la dignità della morte. Tra i suoi personaggi è l’unico che non possiamo amare, che Verdi stesso non ci chiede di amare».

Domenica 10 novembre, alle 15.30, Falstaff conclude il primo intenso week end ‘all’opera’ della trilogia d’autunno di Ravenna Festival.

Info e prevendite: 0544 249244 – ravennafestival.org Biglietti: da 18 a 70 euro I giovani al Festival: 5 euro per gli under 14 accompagnati da un adulto e riduzione del 50 % per i ragazzi fino a 18 anni